Artisti liberi indipendenti

CHI SIAMO

 

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Alibi deriva dal latino alius ubi e significa “altrove“.
Da un altro dove, in un altro dove, verso un altro dove.
Qui c’è tutto: la lunghezza di un viaggio di ritorno, il calore di chi si ritrova, l’attesa di chi sta per partire.
Sono gli altri dove della memoria, gli altri dove che non si sospettano, in cui saremo nei giorni che verranno.
Altri dove in cui incontrarsi. Da cercare insieme.

 

Nata a Tricase (LE) nel gennaio 2013, alibi artisti liberi indipendenti è una compagnia di teatro che negli anni ha saputo distinguersi per coraggio, bellezza degli spettacoli e per uno sforzo costante di leggere e interpretare il presente.

Luogo d’incontro di artisti (attori, ma non solo) provenienti da luoghi e formazioni diverse, e in continuo dialogo con il territorio in cui opera, alibi, per la direzione artistica di Gustavo D’Aversa, incarna oggi le idee e le sfide con cui facciamo i conti ogni giorno: la ricerca di un senso nel campo delle relazioni (in famiglia, in amore, in amicizia), l’attenzione verso l’ambiente e la natura, il confronto con l’Altro, in un teatro comprensibile a ogni pubblico, che prima di un’estetica metta al centro i contenuti che intende discutere, ovunque: nelle piazze come nelle università, al buio dei teatri, in spazi storici o in architetture industriali.
Tra i vari riconoscimenti e premi ricevuti in questi anni, particolarmente degno di nota è la vittoria a fUnder35 – l’impresa culturale che cresce, premio nazionale volto a individuare e sostenere le migliori imprese culturali in Italia, sotto
i 35 anni di età, vinto da alibi nel 2016.

Gli spettacoli

Il percorso artistico di alibi è cominciato,nel 2013, con “L’Istruttoria” di Peter Weiss, un classico del teatro, ma anche un documento storico imprescindibile: una raccolta di deposizioni originali trascritte durante il Processo di Francoforte contro i gerarchi nazisti impegnati nello sterminio di massa nei campi di concentramento tedeschi. Poi è stata la volta del teatro filosofico, una serie di spettacoli itineranti realizzati in collaborazione con “Il giardino di Sophia”, festival artigian-filosofico del comune di Corigliano d’Otranto (LE) che negli anni ha visto nascere spettacoli destinati a muoversi in tutto il territorio, come quello sul filosofo salentino del Cinquecento Giulio Cesare Vanini, F. W. Nietzsche, Epicuro, Michel Foucault, e un allestimento pensato per avvicinare i più piccoli alla filosofia ispirato alla vita e al pensiero di Socrate.
Ma il repertorio di alibi spazia dall’antico al contemporaneo, dalla commedia alla tragedia, passando per il dramma e cimentandosi con i dialetti d’arte. Ecco che incontriamo titoli come “Fedra”, un adattamento da “Ippolito portatore di corone” di Euripide, ma anche “La concessione del telefono” di Andrea Camilleri, “Giusto la fine del mondo” del francese Jean-Luc Lagarce o l’esilarante “Ciò che vide il maggiordomo” di Joe Orton, “Angels in America” di Tony Kushner o un grande classico come “Natale in casa Cupiello” di Eduardo de Filippo.

La scrittura per la scena

Dal 2015 in più, la compagnia ha cercato una linea espressiva propria cimentandosi con successo con la scrittura originale di testi e allestimenti come “muttura”, una commedia sul problema dei rifiuti tossici interrati nel Salento, “ventOtene”, che ripercorre i primi passi del progetto europeo, per mano dei giovani intellettuali e politici italiani che a ridosso della Seconda Guerra Mondiale scrissero il Manifesto di Ventotene – per un’Europa libera e unita, e ancora “SKYLINE”, un divertente confronto tra paesaggio interiore e paesaggio circostante, vissuto attraverso la storia di Paolo e Martina e quel viaggio Milano-Salento che cambierà per sempre la loro vita (scritto in occasione di “cton-fest festival internazionale del paesaggio, I ed. 2016). Un altro progetto che lega fortemente storia e territorio è “#39”, uno spettacolo realizzato con maldEstro , la scuola di teatro di alibi, che racconta una storia di accoglienza e di integrazione, ambientata nell’immediato dopoguerra a Tricase Porto, sede del D. P. Camp n°39, in cui vennero ospitati profughi ebrei in fuga dalle persecuzioni naziste.

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